sabato 27 agosto 2011

fantaricetta fresca per un'estate calda

  1. Qualche fiore di Passiflora (con stendino annesso)
  2. un micio bianco e nero
  3. gelato alla vaniglia del Madagascar con pezzetti di cioccolato fondente
  4. una voce fuoricampo che declama versi di vita vera
  5. due pittrici ormai mature ma dalla buccia ancora verde
  6. un melo-melone
  7. mezza fulvia e mezzo pasquale
  8. un po' di salsiccia
  9. fumo di pipa profumato
  10. luci stroboscopiche
  11. un cane, anzi due o tre
  12. crema PREP q.p.
Cuocere in un fornetto che non tema la pioggia torrenziale...













Ma i fauni come portano la barba?

Un anno di lavoro. A volte periodi improduttivi, in cui il solo pensiero dei pennelli e dei colori mi faceva venir la nausea. Altri periodi in cui la pittura è stata la" linfa dei miei sistemi" per citare Raf...Problemi di composizione. Problemi di luce. Problemi di prospettiva. Capisci che i soggetti apparentemente banali sono quelli più difficili, che non dormi la notte e ti arrovelli su come risolverli. Una luna velata ti può sfiancare più di un gregge di capre. Ti ritrovi a disquisire su come i fauni portano la barba. Ma non sarebbe meglio chiedersi come sono fatti i fauni? Il mio suona l'aulos e si chiama Antoine. La scena è un notturno. Quanto è difficile dipingere la Notte? Tanto.
Ho deciso, dipingo anche quel povero riccio che ho investito ad aprile e che mi ha quasi fatto sbattere contro un ulivo...E un grillo canterino, mentre una volpe si sveglia al suono dei flauti. 
Tra le foglie del fico un pettirosso, con gli occhi verdi piccoli e vicini.
Vernice lucida o satinata? Ma devo verniciarlo per forza?
Vernice significa che il suo tempo è concluso, che tra poco non sarà più mio e che forse non lo è stato mai.
 Trasporto rocambolesco e consegna emozionante. E' in buone mani. Anzi sotto buoni occhi.






venerdì 26 agosto 2011

Le fiche 'ncucchiate non sono una coppia di belle ragazze


Quest'anno voglio fare i fichi secchi.
E' quello che ha detto mio padre una mattina di qualche settimana fa.

A questa affermazione è seguita la  realizzazione del cannizzu, una stuoia rigida di canne palustri tenute insieme dal fil di ferro sulla quale si stendono i fichi tagliati in due.
Papà ha apportato alcune modifiche e il risultato è che il tappetino di canne sembra una specie di arca di Noè, una zattera in miniatura pronta per la navigazione.  Sul tetto dell'arca è stato teso un velo che ha impedito agli insetti  di banchettare sui fichi mielosi e soprattutto ha evitato che le maledette mosche vi deponessero le uova vanificando il duro lavoro di mio padre.

I fichi o meglio le fiche (perchè in dialetto salentino vengono declinati al femminile) sono rimaste esposte al sole per alcuni giorni durante i quali è stato necessario girarle per favorirne l'essiccazione.
Non appena i fichi sono diventati delle mummiette profumate è cominciato il lavoro di mia madre: i fichi sono stati lavati e asciugati e poi riempiti con mandorla, scorza di limone rigorosamente non trattato, cannella e chiodi di garofano.


    Le due metà sono state poi ricongiunte e i bordi schiacciati.   
Le mummiette imbottite son finite strette strette in una teglia, e poi in forno a fuoco medio giusto il tempo di dorarsi leggermente in superficie. Ancora caldi sono stati stipati nei barattoli di vetro e di terracotta.
Quanto sono buoni i fichi secchi!
Che bello tener vive le tradizioni!
Anche se il forno acceso nella settimana più calda degli ultimi cinquant'anni è stata un'istigazione al suicidio.
A Natale mangeremo i fichi.
Resistere fino a dicembre sarà dura.
Impossibile!






lunedì 8 agosto 2011

Il pettirosso è su SCOPRI L'ITALIA

Che sorpresa oggi! Il mio pezzo è stato pubblicato sul sito SCOPRI L'ITALIA !
Buona lettura e buon viaggio nel Salento!

 

sabato 6 agosto 2011

Castel del Monte Stupor Mundi

 -Buongiorno!
-Buongiorno.
-Dormito bene?
-Abbastanza.
-Andiamo a visitare Castel del Monte?
-Ok. Dammi il tempo di svegliarmi.
Stamattina è andata così. Uno sbadiglio ed eravamo in macchina diretti a nord.
Castel del Monte è una sorta di miraggio abbacinante. La prima volta che c'ero stata da bambina mi aveva sconvolto con la sua misteriosa bellezza. Così come la seconda e la terza. 
La strada che ti porta su serpeggia tra ulivi piccoli e scheletriti che sembrano faticare per rimanere saldi in una terra che è una pietraia.
Il castello è lì,  incastonato come una gemma sulla collina riarsa dal sole, mentre il vento forte ti fa volare la paglietta. Stupendo. Non si può aggiungere altro.

venerdì 5 agosto 2011