mercoledì 23 febbraio 2011

Macchina del tempo e macchina fotografica

Ci penso sempre.
Che grande rammarico quello di avere così poche foto della mia infanzia e quindi della giovinezza dei miei genitori. Se potessi esprimere il desiderio di poter tornare indietro, non chiederei troppo, solo di avere il tempo per scattare alcune foto.
Provo a farne un elenco.

La foto di me col famoso pulcino desaparecido sulla spalla.
Io che mi faccio quasi venire un infarto quando papà, quella sera di una tarda primavera, nella penombra della veranda che odorava già di erba secca, si presentò con un capretto tibetano tutto per me.
La foto della mamma che si asciuga i capelli al sole caldo.
La foto di me e mio fratello terrorizzati sulla barca mentre papà spariva a intermittenza sott'acqua facendo sci nautico.
La foto della mia faccia mentre vedo strisciare un serpente nero sul viale di casa e la foto del nonno che esce in mutande nella calura di quel pomeriggio, armato fino ai denti come se avesse dovuto affrontare una tigre del Bengala.
La foto della biscia dopo aver visto le mutande del nonno.
La foto di Roberta sconvolta perchè io facevo finta che fosse trasparente...
La foto di Simona quando, dopo avere disperso i suoi giochi per tutta la casa, si abbandonava sul divano e affermava di essere troppo stanca per poterli mettere a posto.
La foto di me che passo strisciando sulla schiena sotto i mobili della cucina.
La foto di papà che in spiaggia (in quel tempo libera, deserta e selvaggia) prende a calci il pallone e lo fa volare altissimo.
La foto del gattino abbandonato sul ciglio della strada che sembrava aspettarmi, al ritorno dal mare.
La foto della mia faccia quando scoprii che della mia tartarughina era rimasto solo un buco con il carapace intorno.
La pesca dei ricci con la cugina Angela.
La foto della casa sull'albero, che ci impiegavo un giorno per costruirla e poi, quando era finita, era già ora di cenare.
La foto dei miei spiedini di fichi alla brace.
La foto delle mie torte di fango.
La foto del pony Rosa. Un pony tutto nero, dallo sguardo terribile che non vedeva l'ora di morderti.
La foto della faccia del pony che parte al galoppo per raggiungere i suoi cugini asini.
La foto della mia faccia quando mi ritrovo appesa per un piede a una staffa, mentre il pony galoppa per raggiungere i suoi cugini asini.
La foto della super-ferita-lacero-contusa alla coscia e di me che ridendo affermo di non essermi fatta niente.
La foto che un forestiero venuto da lontano mi scattò mentre pascolavo le capre in tenuta estiva: mutande e canottiera.
La foto di Roberta con i capelli pieni di schiuma acconciati in un lunghissimo corno sulla testa.
La foto di Roberta nella vasca con una bolla di sapone sull'occhio e tante Barbie annegate.
La foto di Simona e Roberta che litigano perchè nessuna delle due vuole giocare con la Barbie calva.
La foto di Simona e Roberta mentre Ken tradisce Barbie con quella calva.
La foto di Roberta che ride a crepapelle e fa le puzzette contemporaneamente.
La foto dell'autista del bus dell'asilo quando vede il nostro vitellino bellissimo (pesante diverse centinaia di chili) corrergli incontro.
La foto della maestra che urla: "Aiutooooooo! Una bestiaaaaaaaaaaa!"
La foto del vitellino che salta come in un rodeo, felicissimo di essere libero per qualche minuto!
La foto di me che cerco disperata nell'erba la sorpresa trovata nell'uovo di Pasqua, aperto pochi minuti prima.
La foto della mano di mio padre gonfia come un pallone dopo l'incontro ravvicinato con una tracina.
La foto di me che porto al guinzaglio cane e capretto.
La foto di me che cerco di rianimare un uccellino morto facendogli la respirazione bocca a bocca.
La foto di Angela terrorizzata dall'uccellino morto.
La foto di noi in barca mentre cerchiamo di sfuggire a una tromba marina.
La foto della zampa di gallina che risale dal profondo blu con un polpo ben avvinghiato.
La foto di me che mi tuffo dalla barca in un mare trasparentissimo e sotto si vedono tutti i ricci.
La foto di me e mamma, che aveva un pancione enorme, mentre facciamo snorkeling.
La foto di papà con i suoi RayBan, i capelli neri e il costume da bagno sgambatissimo anni '80.
La foto di Simona e Roberta mentre chiedono di poter restare in acqua ancora dieci minuti.
La foto di Roberta terrorizzata dalla Befana, che poi era la nonna con un naso posticcio.
La foto di Roberta che recita la poesia di Natale e che ricomincia daccapo tutte le volte che viene disturbata da qualcuno che bisbiglia o parla o semplicemente commenta le sue capacità interpretative, sottoponendoci a decine di tentativi senza mai riuscire a terminare la declamazione dei versi.
La foto di noi in religioso silenzio per scongiurare l'ennesimo "Ecco, adesso devo ricominciare" e la foto di chi puntualmente scoppia a ridere...
La mia foto con uno stelo d'erba in bocca.

sabato 19 febbraio 2011

Dove sono e dove vorrei essere

Sabato mattina a Torino.
Tempo a disposizione tanto.
Cose da fare tantissime.
Cose che farò poche.
Oggi, dopo giorni grigi, la luce del sole è abbagliante e calda.
Mi riporta alla mia infanzia, alle ore passate distesa sull'erba dei campi incolti, col pulcino giallo che mi dava tanti baci sulla bocca!
Che tenerezza che mi faceva quel pulcino convinto di essere un pappagallo! Andavo in giro alla ricerca di insetti da catturare con lui appollaiato sulla spalla e ancora non mi spiego come facesse a stare in equilibrio con le sue zampette. Certo, ogni tanto sganciava...ma all'epoca non mi facevano ribrezzo certe manifestazioni naturali.
L'odore della sua testolina! Quanti bacetti gli avrò dato?
A un certo punto cominciò a crescergli la crestina...che carino che era! Un pomeriggio, ero sempre lì a crogiolarmi al primo sole primaverile, con lui che pigolava felice e mi passeggiava sulla testa, quando a un tratto non lo sentii più: era sparito, tra l'erba alta.
Che tragedia! L'avrò chiamato e cercato fino a sera. Ma del pulcino nessuna traccia.
Fu l'ultimo pulcino della mia infanzia. Che a dirla tutta non era stato il primo. Tanti pulcini, ormai cresciuti, erano probabilmente finiti in pentola a mia insaputa...ma questa è un'altra storia.
Ma da dove era venuto fuori questo ricordo?
Ah, dal giallo intenso e abbagliante di questa mattina. Giallo sole pulcino.
Devo assolutamente farne un quadro di questo ricordo.

martedì 15 febbraio 2011

Ma non era arrivata la Primavera?

Forse dovevo sospettarlo che non poteva essere già arrivata la Primavera se un giorno ti svegli che nevica e sette giorni dopo il termometro di Piazza San Carlo ti dice che ci sono 18° C...
Troppi sbalzi di temperatura. Ma a me sembrava davvero che fosse arrivata. Mi faccio pena. Basta un timido raggio di sole che mi spuntano le gemme dalle braccia...La spiegazione è che sono stanca! Non ne posso più di essere portata a spasso dal mio cappotto, perchè è così, è lui che mi indossa. Che poi le piume non dovrebbero essere leggere? Quelle del mio piumino hanno il peso specifico del piombo.
Ed è successo così che ho alleggerito il carico, mentre fuori i passeri cinguettavano impazziti. Risultato: un raffreddore che è iniziato in sordina, con un meraviglioso solletico nel naso, una serie infinita di starnuti altrettanto solleticosi per poi esplodere in due linfonodi latero-cervicali dall'aspetto non tanto tranquillizzante. Ma almeno so che funzionano...
Quando mi ammalo faccio sempre la stessa considerazione: il corpo non è davvero mio. O meglio, mi sembra che sia mio fino a quando non mi ammalo. Poi basta la consapevolezza di essersi ammalati (che nel mio caso arriva di solito con una bella linguaccia allo specchio e un cucchiaio gelido a schiacciare la lingua, mentre cerco di dire "AHHHHHH") perchè io mi senta ospitata da me stessa.
Che poi è vero, no?
Mi sembra di assistere da spettatrice esterna alle infinitamente piccole battaglie che si combattono nel mio corpo.
Vediamo un po' cosa succederà stanotte.
E pensare che qualche giorno fa mi brillavano gli occhi...
Incubavo già qualcosa.

domenica 6 febbraio 2011