lunedì 12 settembre 2011

Sacra di San Michele

Sono solo poche decine di chilometri da Torino ma sufficienti a far sì che la strada si trasformi in tornanti che mettono a dura prova i miei nervi. Appena la strada ha iniziato a salire la conversazione è diventata un monologo: Attento a non andar troppo vicino al ciglio; A cosa servono i guard-rail se poi non li mettono sulle strade di montagna?; Tra poco ci sarà una curva a gomitissimo (neologismo coniato per l'occasione poichè il semplice gomito era troppo poco vicino alla realtà goniometrica della curva); Accidenti! Non guardare giù!... si vedono i laghi; Oh, cavolo! Si vede solo il cielo!; Non ci verremo mai d'inverno! Figurati col ghiaccio sulla strada!
La Sacra è grandissima, abbarbicata su uno spuntone a quasi mille metri d'altezza. Saranno stati i tornanti, sarà stata l'altitudine, ma la testa ha iniziato a girare e le ginocchia a tremare. Un panino e un caffè nella baita ci hanno rimesso in sesto, almeno fino a quando non abbiam dovuto arrampicarci su quella che la guida ha chiamato "la scalinata dei morti" ( e noi a scambiarci un'occhiata che voleva dire: "Ma i morti non saranno mica i turisti che non ce l'hanno fatta?") e ci informava, tra il raccapriccio generale, che sotto ai granitici gradini riposavano le spoglie di innumerevoli monaci eremiti...
La costruzione millenaria mi ha davvero sconvolto, non immaginavo fosse tanto bella. All'interno della chiesa un trittico di Defendente Ferrari mi ha trafitto!
Dal terrazzo le città nella valle sembrano viste dall'aereo.
Pace interiore e tante vertigini. Dobbiamo tornarci.
























sabato 27 agosto 2011

fantaricetta fresca per un'estate calda

  1. Qualche fiore di Passiflora (con stendino annesso)
  2. un micio bianco e nero
  3. gelato alla vaniglia del Madagascar con pezzetti di cioccolato fondente
  4. una voce fuoricampo che declama versi di vita vera
  5. due pittrici ormai mature ma dalla buccia ancora verde
  6. un melo-melone
  7. mezza fulvia e mezzo pasquale
  8. un po' di salsiccia
  9. fumo di pipa profumato
  10. luci stroboscopiche
  11. un cane, anzi due o tre
  12. crema PREP q.p.
Cuocere in un fornetto che non tema la pioggia torrenziale...













Ma i fauni come portano la barba?

Un anno di lavoro. A volte periodi improduttivi, in cui il solo pensiero dei pennelli e dei colori mi faceva venir la nausea. Altri periodi in cui la pittura è stata la" linfa dei miei sistemi" per citare Raf...Problemi di composizione. Problemi di luce. Problemi di prospettiva. Capisci che i soggetti apparentemente banali sono quelli più difficili, che non dormi la notte e ti arrovelli su come risolverli. Una luna velata ti può sfiancare più di un gregge di capre. Ti ritrovi a disquisire su come i fauni portano la barba. Ma non sarebbe meglio chiedersi come sono fatti i fauni? Il mio suona l'aulos e si chiama Antoine. La scena è un notturno. Quanto è difficile dipingere la Notte? Tanto.
Ho deciso, dipingo anche quel povero riccio che ho investito ad aprile e che mi ha quasi fatto sbattere contro un ulivo...E un grillo canterino, mentre una volpe si sveglia al suono dei flauti. 
Tra le foglie del fico un pettirosso, con gli occhi verdi piccoli e vicini.
Vernice lucida o satinata? Ma devo verniciarlo per forza?
Vernice significa che il suo tempo è concluso, che tra poco non sarà più mio e che forse non lo è stato mai.
 Trasporto rocambolesco e consegna emozionante. E' in buone mani. Anzi sotto buoni occhi.