lunedì 13 settembre 2010

Segovia


Stamattina siamo diretti a Segovia nella regione di Castilla y Leon.
Prendiamo un treno Ave dalla stazione Chamartin e in ventisette minuti arriviamo a destinazione.
La stazione di Segovia è in aperta campagna, in mezzo al nulla praticamente.
All'uscita dalla stazione ci mettiamo in fila davanti a niente, circondati solo da mucche al pascolo...
Il bus che ci porterà a Segovia compare all'improvviso e ci stipiamo dentro come sardine.
In effetti la città non è proprio dietro l'angolo...

Il nostro primo obiettivo è l'Acquedotto romano, di cui c'è sempre una foto nei libri di storia dell'arte. E' altissimo e i blocchi che lo compongono sono così grandi che si fatica a credere che possa star su senza alcun tipo di malta.









Il percorso ci porta alla Casa de los Picos, con la facciata decorata da conci che sembrano borchie.
Gli intonaci che decorano le facciate dei palazzi sono stranissimi, i motivi sono tutti diversi e molto ricercati.




La Catedral tardogotica è imponente. Peccato sia in restauro...




Il tempo è davvero molto caldo, nonostante i mille metri sul livello del mare, e si rende necessaria una breve sosta in un giardino, con il solito rito della divisione dei viveri con i passerotti locali.
Una mamma cerca di scongiurare l'annegamento dei piccoli intenti a rinfrescare le loro manine paffute nella fontana dall'acqua stagnante ma non riesce invece a salvare il cellulare che finisce al rallentatore in quell'acqua soffocata dalle alghette.
Uscendo dal centro della città, proseguiamo verso l'Alcazar. E' bellissimo.
Le foto non rendono giustizia e soprattutto non restituiscono la sensazione di grandezza della struttura. Il ponte levatoio è sospeso su un fossato che mi sembra un burrone. Per superarlo sono costretta a reggermi al corrimano e devo evitare di guardare in basso...





Sembra davvero il castello delle favole!
Gli interni sono bellissimi, con i soffitti decorati in stile mudejar.
Ci si accorge della posizione strategica dell'Alcazar guardando attraverso le bifore. Il paesaggio intorno sembra un presepe, una miniatura.




















Centocinquanta gradini sono davvero tanti, soprattutto se si è reduci dal giro completo delle sale dell'Alcazar. Ma non vogliamo perdere la possibiltà di vedere la città da un punto di vista privilegiato e decidiamo di salire sulla torre attraverso una spirale claustrofobica che ci costringe a diverse soste. Annaspando sbuchiamo finalmente sul terrazzo assolato: la visione che si apre davanti ai nostri occhi è fantastica!