venerdì 31 dicembre 2010

venerdì 24 dicembre 2010

Natale


Ritornare a casa per Natale.
Svegliarsi la mattina della vigilia con le voci di mamma e papà che parlano in cucina e sentire il rumore della legna che viene sistemata nel camino.
Non riuscire a star lontana dal fuoco.
Meravigliarsi del silenzio della notte in campagna.
Pensare che il bagno della mamma è così pulito che potresti leccare le piastrelle.
Fare il giro delle stanze.
Non vedere l'ora di indossare il pigiama per rilassarsi sul divano fino a sentire il fuoco spegnersi lentamente e capire che è ora di andare a nanna.
Sedersi sotto l'albero per guardare i regali, toccarli, maneggiarli, tastarli... e non vedere l'ora che si possano aprire.


Il bagno invaso da creme cremine trucchi.
Farsi lavare la camicia dalla mamma, che non si sa come riesce a farla ritornare BIANCA!
Abbracciare le sorelle e sentire che il loro odore è sempre lo stesso.
L'odore del pulcino giallo che avevo da bambina.
Rimanere sveglie fino a tardi e ridere a crepapelle cercando di non svegliare mamma e papà.
Andare a letto e scoprire di non riuscire a dormire per le troppe risate.
Chiedere alla mamma se il pettirosso è tornato anche quest'anno. E scoprire che è tornato. Impertinente come sempre.

giovedì 16 dicembre 2010

martedì 7 dicembre 2010

La controllora

Io i mezzi pubblici a volte li detesto, a volte li amo.
Di sera li detesto.
Di giorno li amo.
Mi piace perdermi nei pensieri e soffermarmi sui vantaggi di lasciarsi scarrozzare per la città da un rumoroso tram arancione. Adoro guardare la gente in strada, nelle automobili, negli uffici. Osservare la gente che vive la vita in una sorta di studio antropologico.
Il rumore delle ruote sui binari mi rilassa, mi culla. Talvolta socchiudo gli occhi, ma mi tengo stretta la borsetta (che non si sa mai). Gente che sale, gente che scende in una sequenza che sembra ripetersi all'infinito.
Ogni tanto però, complice il caso, capita di assistere a una piccola tragedia romantica.
Ero sul tram arancione, seduta, a guardare distrattamente dalla finestra, quando ecco salire un ragazzo e una ragazza. La coppia si ferma accanto a me. Lui subito le chiede il motivo per cui i suoi due ex le avessero scattato delle foto. Lei risponde che in realtà non sapeva perchè glielo avesse permesso, ma visto che era la sua festa e che erano gli unici ad avere la macchina fotografica aveva acconsentito. Tra l'altro, aggiunge, uno dei due ex aveva l'abitudine di fotografarla spesso per cui...e lascia morire la frase così. Io comincio a sentirmi un po' a disagio. Il ragazzo innamorato continua chiedendole come potesse liberarsi del suo passato e quindi dedicarsi ad un'altra persona continuando a crogiolarsi in storie e comportamenti ormai passati, ma non si accorge che alle sue spalle sono entrati 5, forse 6 controllori della società di trasporti. Inutile dire cattivissimi nelle loro divise blu.
In un secondo una controllora gli è addosso e gli chiede di esibire il titolo di viaggio. Naturalmente lui non ce l'ha...e fornisce un nominativo falso, prontamente smascherato dalla controllora con una chiamata alle forze dell'ordine. Accidenti che efficienza! Io che ho un abbonamento annuale (300 euro!) ho temuto per un secondo di non averlo con me nonostante lo stringessi tra le dita...
Il donnone gli intima di fornire il nominativo corretto e il ragazzo mi sembra che nel frattempo si sia fatto più piccolo...
La ragazza, che invece aveva l'abbonamento, era rimasta a un metro di distanza a osservare la tragedia che si stava consumando con un certo distacco. Anzi, mi era sembrata pure grata all'intervento della controllora, una moderna deus ex machina che l'aveva salvata da quella domanda alla quale non avrebbe potuto rispondere. Il tipo (edulcorando tantissimo) le aveva chiesto perchè facesse la stronza con i suoi ex e invece non si curasse di lui che moriva per lei...e
che lei fosse stronza a questo punto ne avevo le prove: il ragazzo innamorato, che aveva rischiato anche una denuncia, è ancora alle prese con i suoi dati personali, quando la ragazza gli si avvicina e gli dice che è arrivata alla fermata e DEVE scendere.
Lui, bianco in volto, la guarda scendere frettolosamente dal tram e si abbandona come un fantoccio sulla sedia. Mi ha fatto pena, sembrava non avesse un briciolo di forza nelle gambe.
Avrei voluto dirgli: " Povero ragazzo innamorato, oggi sei diventato uomo. Impara la lezione: le ragazze, molto spesso, sono stronze. E che, in un modo o nell'altro, hanno un solo scopo. Farti spendere un sacco di soldi per poi lasciarti da solo nel momento del bisogno".
Naturalmente non ho detto niente e sono scesa, stringendo la borsetta (che non si sa mai).

lunedì 13 settembre 2010

Segovia


Stamattina siamo diretti a Segovia nella regione di Castilla y Leon.
Prendiamo un treno Ave dalla stazione Chamartin e in ventisette minuti arriviamo a destinazione.
La stazione di Segovia è in aperta campagna, in mezzo al nulla praticamente.
All'uscita dalla stazione ci mettiamo in fila davanti a niente, circondati solo da mucche al pascolo...
Il bus che ci porterà a Segovia compare all'improvviso e ci stipiamo dentro come sardine.
In effetti la città non è proprio dietro l'angolo...

Il nostro primo obiettivo è l'Acquedotto romano, di cui c'è sempre una foto nei libri di storia dell'arte. E' altissimo e i blocchi che lo compongono sono così grandi che si fatica a credere che possa star su senza alcun tipo di malta.









Il percorso ci porta alla Casa de los Picos, con la facciata decorata da conci che sembrano borchie.
Gli intonaci che decorano le facciate dei palazzi sono stranissimi, i motivi sono tutti diversi e molto ricercati.




La Catedral tardogotica è imponente. Peccato sia in restauro...




Il tempo è davvero molto caldo, nonostante i mille metri sul livello del mare, e si rende necessaria una breve sosta in un giardino, con il solito rito della divisione dei viveri con i passerotti locali.
Una mamma cerca di scongiurare l'annegamento dei piccoli intenti a rinfrescare le loro manine paffute nella fontana dall'acqua stagnante ma non riesce invece a salvare il cellulare che finisce al rallentatore in quell'acqua soffocata dalle alghette.
Uscendo dal centro della città, proseguiamo verso l'Alcazar. E' bellissimo.
Le foto non rendono giustizia e soprattutto non restituiscono la sensazione di grandezza della struttura. Il ponte levatoio è sospeso su un fossato che mi sembra un burrone. Per superarlo sono costretta a reggermi al corrimano e devo evitare di guardare in basso...





Sembra davvero il castello delle favole!
Gli interni sono bellissimi, con i soffitti decorati in stile mudejar.
Ci si accorge della posizione strategica dell'Alcazar guardando attraverso le bifore. Il paesaggio intorno sembra un presepe, una miniatura.




















Centocinquanta gradini sono davvero tanti, soprattutto se si è reduci dal giro completo delle sale dell'Alcazar. Ma non vogliamo perdere la possibiltà di vedere la città da un punto di vista privilegiato e decidiamo di salire sulla torre attraverso una spirale claustrofobica che ci costringe a diverse soste. Annaspando sbuchiamo finalmente sul terrazzo assolato: la visione che si apre davanti ai nostri occhi è fantastica!